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  • silviabogliolo

A crime story


Le ragazze di terza L guardavano fuori dalla finestra durante l’ora di filosofia. Guardavano un po’ troppo accanite, e a un certo punto il professore ne chiede conto. “Ma cosa succede? Cos’avete?”. “Prof, c’è uno che sega la catena di una moto, fa tutte le scintille!”

Era un po’ strano che uno studente venuto in moto avesse perso la chiave del lucchetto e a metà mattina cercasse di liberarla. Era molto più probabile che fosse un ladro. Il professore ha dato il via e le ragazze si sono fiondate a dare l’allarme: ai bidelli, ai vicepresidi, alla polizia.

Io, dalla mia classe con le finestre aperte ho sentito solo un urlo: “Chiudete i cancelli!”. Ci siamo guardati con sorpresa, ma siccome stavamo facendo un compito in classe non c’è stata agitazione. Appena hanno consegnato il foglio, però, il tam tam della scuola aveva già fatto il suo dovere e i ragazzi sapevano tutto: un gruppetto di ladri, almeno tre o quattro, aveva adocchiato una moto, aveva segato la catena, poi colti in flagrante l’avevano comunque sollevata, buttata oltre la cancellata nel campo accanto alla scuola e infine scavalcando erano scappati.

Finito il compito, abbiamo assistito all’arrivo della polizia, che ha recuperato la moto e aiutato il proprietario a riportarla in cortile.

Un’ora dopo la sala professori era in fermento: qualcuno prendeva in giro il professore di filosofia, la mente criminale che poteva aver architettato tutto, controllando gli eventi dalla sua posizione favorevole in terza L. Altri raccontavano imprese mirabolanti delle ragazze che avevano abbandonato la lezione per inseguire i ladri. Le bidelle narravano la storia del povero ragazzo, che per due anni aveva messo da parte i soldi per la moto e se l’era comprata solo da qualche settimana. È così che nasce l’epica, le saghe tramandate oralmente e che si accrescono di vividi particolari a ogni racconto. Oggi per fortuna il Majorana crime day ha avuto un lieto fine.


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