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  • silviabogliolo

Cosa fanno davvero gli studenti in D.A.D.

Aggiornamento: apr 7

I professori di Bruno, seconda media, si sono riuniti e hanno segnalato ai genitori che sospettano che gli alunni si ritrovino in chat parallele, per chiacchierare durante le lezioni.

Sospetto più che fondato, perché quando passo accanto alla porta di Bruno lo sento parlare forte, concitato. Se mi affaccio e chiedo spiegazioni, mi dice “Niente, niente”. Qualche giorno fa un suo compagno, dal monitor, ha perfino detto “Bruno, c’è tua mamma!” Sono attentissimi, nelle chat parallele.

Su un’altra schermata è aperta la video lezione della scuola, con il professore o la professoressa che spiega, interroga, parla, ma va detto che le chat parallele sono molto più attive e vivaci. In un pezzo di conversazione origliata, ho perfino sentito che parlavano di aborto. Immagino che il tema fosse nato nella lezione “ufficiale” e poi il dibattito si sia spostato in modo meno controllato nella chat parallela, ma questa è solo una mia ipotesi, e da Bruno non c’è mai modo di sapere niente.

I professori segnalano anche altri trucchetti: farsi inquadrare solo parzialmente dalla webcam, per esempio solo un po’ di capelli, in modo da dimostrare che si è presenti, ma poi potersi dedicare ad altro. Oppure il vecchio trucco di scollegare la webcam e poi segnalare un malfunzionamento della connessione.

Chiedono ai genitori di intervenire.

Nell’altra stanza, il figlio più grande, correttamente davanti al monitor con la webcam accesa, ha sempre le mani occupate con un gioco. Sul telefono, sulla Nintendo; oppure ha direttamente una serie TV accesa su una seconda schermata. Protesto, lo rimprovero, ma risponde che è sempre o un’ora buca, oppure che il professore sta interrogando altri quando lui è già stato interrogato, o che si tratta di una spiegazione supplementare che qualcuno ha richiesto su un argomento che lui sa già. “E comunque mamma, ascolto! Ti posso ripetere qualsiasi cosa abbiano appena detto in classe!”

Faccio una predica. Valuto se sequestrare i telefoni, la Nintendo… ma serve? Oggi sì, e domani? E tra un’ora? È una guerra già persa in partenza. Punto ai voti: “Se prendi un’insufficienza ti denuncio ai professori e racconto cosa fai davvero durante le loro lezioni!”

Ma poi? Eccomi dall’altra parte: davanti al mio computer faccio lezione e continuo a chiedere ai miei studenti di tenere la webcam accesa. Lo fanno in pochi. Insisto. Arriva la sequela delle giustificazioni: “Oggi non va la connessione”, “Prof, a casa siamo in 4 collegati: io, mio fratello, mia mamma e mio papà. Se accendiamo la webcam consumiamo tutta la banda, non posso!”, “Prof, oggi il computer serve alla mia mamma, io sono da cellulare, consuma troppa batteria se tengo la webcam accesa!”. E via così. Riduco e richieste: “Ragazzi, chi può, accenda la webcam”.

C’è una studentessa di una classe prima, che è un’allieva modello. Attiva, partecipe, sveglia, si collega con la webcam accesa e ha alle spalle una grande cartina del mondo. Potrebbero usarla per la pubblicità della D.A.D. più efficace: a casa come scuola, nessuna differenza! A volte la vedo che sghignazza. Mi viene da riprenderla, o almeno da chiederle perché rida. Ma mi trattengo. Cosa otterrei? Probabilmente spegnerebbe subito la webcam. Vorrei sapere perché ride. Non certo per qualcosa che ho detto io: per quanto mi sforzi di essere vivace, spiego i verbi modali inglesi, non c’è proprio niente di divertente.

Magari nelle loro chat parallela hanno fatto una battuta, e pagherei qualcosa per saperla. La scuola è anche questa: le battute, la vitalità dei quattordicenni che trovano sempre un buon motivo per una risata, anche a sproposito, magari per qualche cavolata che alla fine non è neppure tanto divertente.

La famosa socialità, lo stare insieme, quella parte di scuola che con la D.A.D. si perde. Eppure i nostri ragazzi la stanno ricreando: sicuramente male, in modo eccessivo e a detrimento delle spiegazioni.

Però io non me la sento di combatterla. Un po’ perché la battaglia è faticosa e senza alcuna possibilità di successo. Un po’ perché la bellezza dei loro anni è anche quella: il diritto di fare gli scemi e fregare i professori.

Insomma, dopo una lunga riflessione, ecco cosa farò: una noiosa predica a Bruno, che lascerà assolutamente il tempo che trova. Con tante scuse e profonda comprensione per i suoi professori, che vorrei abbracciare uno per uno.



#D.A.D., #Scuola

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